UNITRE OPPIDO LUCANO - Università delle tre età

mercoledì 30 novembre 2022

Le 21 rose della Costituente

  

VII° incontro - Le 21 rose della Costituente - Prof.ssa  Angelica De Felice - 23.11.2022


Vorrei iniziare questa chiacchierata ponendovi una domanda: c’è un momento storico, della storia del nostro Paese o della storia mondiale, in cui avreste voluto essere presenti? Che avreste voluto vivere? Io ci ho pensato diverse volte e, da appassionata di storia, i momenti per me sono tanti, ma ce n’è uno che spicca su tutti. Proprio questo momento descritto perfettamente da Pietro Calamandrei:

” Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del Fascismo, il 2 giugno 1946: questo popolo, che da 25 anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta in cui andò a votare dopo un periodo di orrori. Io ero a Firenze, queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio Paese, del nostro Paese, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro Paese”.

Il 2 giugno del 1946. Un giorno importantissimo per la nostra storia repubblicana. Per usare un termine moderno, può essere definito un “election day”. Come racconta Calamandrei, gli italiani furono chiamati a votare: dopo vent’anni poterono nuovamente esprimere la propria opinione, disporre delle proprie sorti, delle sorti del nostro Paese. 

La prima cosa per cui furono chiamati a decidere fu quale forma di governo dare al Paese; così, attraverso un referendum istituzionale, si doveva scegliere tra monarchia e repubblica. Vinse la repubblica, anche se per pochi voti. 

Il 2 giungo del ’46, inoltre, gli italiani furono chiamati ad eleggere l’Assemblea Costituente, un organo legislativo i cui membri avevano l’onore e l’onere di scrivere la nuova Carta Costituzionale italiana perché lo Statuto Albertino non era più adatto alla nuova veste repubblicana. La Costituente, formata da 556 membri, si insediò il 25 giugno 1946 e lavorò fino al dicembre del ’47. La nuova Costituzione verrà votata il 22 dicembre e il 27 firmata dall’allora presidente della Repubblica Enrico De Nicola; entrerà in vigore il 1° gennaio 1948. 

Il 2 giugno 1946 fu anche una giornata fondamentale per quanto riguarda la politica al femminile perché, non furono chiamati a votare solo gli italiani, ma anche le italiane che, per la prima volta nella storia del nostro Paese, poterono esercitare il diritto di voto attivo e passivo. Si compiva, quindi, nella storia d’Italia, il suffragio universale. 

Bisogna fare un passo indietro, però, perché bisogna specificare che la legge che dava il diritto di voto alle donne italiane era il Decreto legislativo Luogotenenziale n° 23 del 1 Febbraio 1945. Questa legge, però, concedeva soltanto il diritto di voto attivo, cioè la possibilità per le donne di eleggere, ma non di essere elette. Una dimenticanza cui si pose subito rimedio con il Decreto Legislativo Luogotenenziale n ° 74 del 10 Marzo 1946 che sancì, definitivamente, anche il diritto di potersi candidare e, quindi, essere elette. Si fece giusto in tempo perché nella primavera del ’46, tra Marzo e Aprile, si svolsero in alcune regioni italiane le elezioni amministrative, cui molte donne parteciparono ottenendo anche un buon risultato. 

Il raggiungimento di questo importante traguardo nel cammino verso l’emancipazione femminile era il frutto di lunghe battaglie che, in Italia, si intensificarono nel periodo post – bellico e furono portate avanti da associazioni come l’ UDI (Unione donne italiane) o il CIF (Centro italiano femminile) che si riunirono in un comitato pro – voto. Questo risultato, però, fu raggiunto perché le donne si erano conquistate sul campo questo loro diritto e, ora più che mai, non si poteva non riconoscerlo e accettarlo. 

Molti dirigenti politici avevano paura che l’estensione del voto alle donne avrebbe favorito l’astensionismo, ma dovettero ricredersi perché la partecipazione fu, invece, massiccia. Dovettero, quindi, accettare qualcosa che avrebbe dovuto essere scontato da tempo e riconoscere, inoltre, che nel delicato periodo storico che stavano vivendo, in un momento di “Ricostruzione”, le donne furono il fulcro della rinascita morale, civile, sociale del nostro Paese. 

Grazie all’impegno profuso nell’associazionismo e alle battaglie politiche e civili, il 2 Giugno del ’46, furono elette all’Assemblea Costituente 21 donne. Quante di queste 21 donne conosciamo? Certo, alcune sono un po’ più famose di altre perché ricoprirono delle cariche istituzionali, come Nilde Iotti, o Lina Merlin, famosa per aver abolito le case di tolleranza, la famosa «Legge Merlin». Altre le conosciamo perché legate a uomini politici importanti, come Rita Montagnana, moglie di Togliatti. E le altre? Eppure tutte hanno dato un contributo fondamentale alla vita politica e civile italiana, sono state le pioniere della vita politica italiana al femminile. Ecco, il mio intento, questa sera, è quello di celebrarle, ma anche di dare un piccolo contributo per la loro conoscenza per evitare che cadano nell’oblio.

Su 226 candidate solo 21 entrarono a far parte dell’Assemblea Costituente. Di costoro, 9 appartenevano alla Democrazia Cristiana, risultato che rappresentò, rispetto alle candidature, il maggior successo, 9 al Partito Comunista, 2 al Partito Socialista e 1 al Fronte dell’Uomo Qualunque, un partito affermatosi negli anni successivi alla guerra e che aveva riscosso, per qualche tempo, un certo successo. Delle 21 donne, cinque entrarono a far parte della Commissione dei 75, contribuendo direttamente alla stesura della proposta di Costituzione. Furono scelte perché avevano partecipato direttamente alla Resistenza: Angela Gotelli, Maria Agamben Federici, Nilde Iotti, Angela Merlin, Teresa Noce. 

In alcune foto d’epoca, le vediamo immortalate nel giorno di insediamento dell’Assemblea Costituente, I visi sereni e composti che quelle donne ostentano con fierezza stanno a testimoniare una novità dirompente per la democrazia e per il costume del nostro Paese. La mimica di quei volti, l’intensità di quegli sguardi, l’espressività del portamento parlano da soli. Loro sono lì, colte nell’attimo di un passaggio storico, consapevoli di essere protagoniste, ma disinvolte, leggere, festose. Tutte indossano un fiore bianco appuntato sul petto. 

Al di là delle divisioni politiche, queste donne ebbero delle matrici comuni sia di ordine culturale sia generazionale. Anzitutto individuano anagraficamente tre generazioni: la prima, delle nate a fine Ottocento, ebbe la possibilità di vivere gli ultimi anni dello stato liberale prima dell’avvento del regime; la seconda generazione risale al primo quindicennio del secolo, mentre l’ultima agli anni del Fascismo. La più giovane è Teresa Mattei 25 anni, la più anziana è Angela Merlin.

Le donne della prima generazione parteciparono alla vita politica anche senza diritto di voto, come Rita Montagnana che si iscrisse al Partito Socialista nel 1915, seguita da Angela Merlin e Teresa Noce nel 1919; come Angela Guidi che si iscrisse al PPI nello stesso anno. In seguito, alcune scapparono all’estero mentre altre, soprattutto le cristiane, si impegnarono nell’Azione Cattolica. Quelle della seconda generazione vissero la dittatura fascista: le comuniste si rifugiarono fuori dall’Italia, mentre le cattoliche entrarono nella FUCI, l’organizzazione degli universitari che sarebbe stata l’ambiente di formazione della futura classe dirigente cattolica. La guerra di liberazione le riunì tutte.

Geograficamente provenivano da tutta la penisola e la maggior parte di loro era sposata e con figli, a testimoniare che l’attività politico era consentito anche alle madri di famiglia. Avevano tutte studiato conseguendo un diploma di scuola superiore se non il titolo universitario: fra di loro c’erano 14 laureate. Molte erano figlie d’arte, come Elisabetta Conci, ma non si può certo dire che rimasero all’ombra degli uomini: possedevano ciascuna un’intensa vocazione e una passione politica interiore che permisero loro di superare anche gli ostacoli più duri.

Sicuramente, aldilà delle differenze politiche, nella formazione politica di tutte fu determinante la partecipazione alla Resistenza. Alcune furono combattenti di prima linea, come Laura Bianchini, Teresa Mattei e Nilde Iotti; altre si impegnarono nella seconda linea come crocerossine e staffette tra i partigiani: Maria Federici e Angela Guidi a Roma, Lina Merlin a Milano; altre ancora vissero con coraggio la loro resistenza in carcere e poi al confino, come Elettra Pollastrini, Adele Bei, Maria Maddalena Rossi, Lina Merlin, Rita Montagnana e Teresa Noce.

Non fu facile mettere insieme tutte quelle teste. Ma oltre allo scontro tra partiti, tra ideologie, ci fu anche uno scontro di genere tra le donne che avevano acquisito i diritti politici da poco e che cercavano in tutti i modi di difenderlo e di aprire la strada ad altri diritti. Una delle battaglie che unì trasversalmente molte di loro, ad esempio, fu quella inerente all’accesso delle donne alle cariche pubbliche e alla Magistratura. 

Si occuparono non solo di tematiche tipicamente “femminili”, come la famiglia e il principio di parità di genere, ma anche temi non direttamente collegati alla condizione della donna, come il sistema scolastico, il diritto di proprietà, il diritto al lavoro, ecc.


Adele Bei: 1904- 1976, Cantiano (Pesaro). Comunista. Contadina, militante, esule, partigiana, carcerata, confinata, sindacalista, costituente, parlamentare.

Nel 1948 entrò di diritto in Senato, come la legge prevedeva per tutti coloro che erano stati in carcere per almeno cinque anni durante il Fascismo. Si occupò di lavoro (sindacalista) e donne (sostenne la legge sul divieto di licenziamento di  chi sta per sposarsi). L’impegno parlamentare finisce nel 1963 a chiusura della III Legislatura, ma non finisce il suo attivismo politico.


Bianca Bianchi: 1914 – 2000, Vicchio (Firenze). Socialista (una delle due socialiste alla Costituente, insieme alla Merlin). Laureata in Lettere e Filosofia e poi Pedagogia. Partecipò alla Resistenza. Il 2 giugno, gli elettori premiano le idee, l’impegno e il carattere di Bianca Bianchi: viene eletta alla Costituente e designata segretaria di presidenza, insieme a Teresa Mattei. Viene eletta nel ‘48 nella I legislatura. Tra le altre cose, si impegnò a favore di una legge per la tutela dei figli illegittimi. Il partito non la ricandiderà più e lei torna alla sua passione di sempre: la scuola. Ci sarà una piccola parentesi come assessora al Comune di Firenze negli anni ‘70.


Laura Bianchini: 1903 – 1983, Castenedolo (Brescia). Democristiana. Laureata in Magistero all’Università Cattolica di Milano, docente.  

Durante la Resistenza è coordinatrice di un giornale clandestino «Il ribelle» e fa parte de «Le fiamme verdi», formazione partigiana autonoma di ispirazione cattolica. 

Nel ‘44 la DC le affidò il compito di organizzare i primi Gruppi di difesa della donna (GDD). Fu eletta alla Costituente, ma cessò la sua attività politica nel ‘52.  


Elisabetta Conci: 1895 – 1965, Trento. Democristiana. Laureata in Filosofia. Figlia di Enrico Conci, senatore. 

Eletta alla Costituente, fa parte della Commissione dei 18, che aveva l’incarico di integrare e armonizzare gli articoli prodotti dalle tre Sottocommissioni prima che essi venissero presentati all’Assemblea. 

In seguito, sarà eletta deputata nelle prime quattro legislature, fin quando una grave malattia la costringerà a lasciare il Parlamento nel 1965. Tra le varie leggi, è cofirmataria di una proposta di legge a sostegno dei giovani meritevoli che non possono portare avanti gli studi.


Filomena Delli Castelli: 1916 – 2010, Città Sant’Angelo (Pescara). Democristiana

Laureata in Lettere all’Università Cattolica di Milano. Entra nella Resistenza da crocerossina, prendendosi cura dei profughi. 

Viene eletta alla Costituente e, poi, nel ‘48 nella I legislatura e farà parte della commissione Istruzione e Arte. Farà parte anche della II legislatura perché ripescata al posto di un collega che sarà nominato giudice della Corte Costituzionale. È stata anche sindaca di Montesilvano. 


Maria Agamben Federici: 

1899- 1984, L’Aquila. Democristiana. Laureata in Lettere alla Sapienza di Roma, lavora come insegnante  all’estero nelle scuole che hanno adottato il metodo Montessori. 

Aderisce alla Resistenza romana e si occupa dell’assistenza ai reduci, ai perseguitati, ai profughi  e alle donne in difficoltà. Un lavoro di cura alle persone fragili che la accompagnerà per tutta la vita. 

Dal 1945 al 1950 presiede il CIF (Centro italiano femminile) che insieme all’Udi formerà un unico grande fronte per l’estensione del diritto di voto alle donne. Viene eletta alla Costituente e farà parte della Commissione dei 75. Sarà un punto di riferimento per le costituenti democristiane e si batterà per la tutela e la dignità delle donne nella famiglia, ma soprattutto per l’accesso delle donne alle cariche pubbliche e alla Magistratura. Questa la vedrà scontrarsi con gli uomini del suo stesso partito e fare, invece, fronte comune con le altre costituenti, come la Iotti e la Gotelli. Sarà eletta solo nella I legislatura.


Maria De Unterrichter Jervolino: 1902 – 1975, Ossana (Trento). Democristiana. Laureata in Lettere e Filosofia alla Sapienza. Sposa Angelo Raffaele Jervolino, fondatore del PPI e poi della DC, la loro sarà una delle cinque coppie all’interno della Costituente (Rita Montagnana e Palmiro Togliatti; Angela Maria Guidi e Mario Cingolani; Nadia Gallico e Velio Spano; Luigi Longo e Teresa Noce). 

Alla Costituente, farà parte della Commissione dei Trattati internazionali  dove segue la delicata trattativa con l’Austria sull’Alto Adige per tutelare gli abitanti di lingua tedesca sul territorio. 

Viene eletta nelle successive tre legislature e sarà sottosegretaria all’istruzione in tre governi. Nel 1963 lascia la politica attiva, ma continua ad occuparsi di cultura e istruzione.


Nadia Gallico Spano: 1916 – 2006, Tunisi. Comunista. Inizia gli studi di chimica a Roma, ma dopo due anni deve tornare a Tunisi per paura di persecuzioni: la sua famiglia è di religione ebraica,  anche se non praticante, e i suoi fratelli sono militanti.

A Tunisi conosce Velio Spano, esponente di primo piano del PCI, cui anche lei è iscritta. A causa della sua attività antifascista, sarà condannata a sei anni di carcere. 

Sarà tra le fondatrici dell’UDI, di cui sarà anche presidente. Si occupa delle donne, in particolar modo sarde. 

Il 2 giungo del ‘46, nel giorno in cui compie 30 anni, viene eletta alla Costituente. Nei lavori dell’Assemblea, la sua attenzione è rivolta alla famiglia, al sostegno delle donne, alla parità dei ruoli e alla battaglia per l’eliminazione della vergognosa doppia N che marchia i figli illegittimi. Farà parte delle prime due legislature, ma nel 1964, dopo la morte del marito, lascerà la politica attiva, pur continuando ad occuparsi di iniziative , soprattutto a sostegno delle donne.


Angela Gotelli: 1905 – 1996, Albareto (Parma). Democristiana

Laureata in Lettere classiche all’Università di Genova. All’indomani dell’8 settembre, entra nella Resistenza, un lavoro di supporto e fiancheggiamento  a chi combatte. 

Alla Costituente entrerà solo in seguito nella Commissione dei 75, in sostituzione di un collega e farà parte della Prima sottocommissione dedicata ai «Diritti e doveri dei cittadini». Anche lei, come la Agamben Federici e la Iotti, sosterrà la legge sull’accesso alle donne nella Magistratura. 

Sarà eletta nelle prime tre legislature e numerose saranno le proposte di legge avanzate in dieci anni di vita parlamentare, tutte concentrate sull’assistenza, la scuola, ecc. Parallelamente all’attività parlamentare, dal 1951 al 1958, è sindaca di Albareto, il suo  paese di origine.


Angela Maria Guidi Cingolani: 1896 – 1991, Roma. Democristiana. Laureata in Lingue e Letterature slave all’Università di Napoli, ma prima di finire gli studi si occupò di assistenza (profughi della Prima guerra mondiale), delle condizioni delle lavoratrici (diventa ispettrice del lavoro presso il ministero dell’economia nazionale).  Sposa Mario Cingolani, già deputato del Partito Popolare. Insieme daranno un contributo concreto alla lotta antifascista. 

Una delle sue battaglie principali fu quella per l’estensione del diritto di voto alle donne, infatti, fece parte del comitato pro - voto. Grazie a questo, approda alla Costituente. Sarà eletto anche il marito. Si occuperà principalmente di lavoro. Farà parte della I legislatura nel ‘48 e tra anni più tardi sarà la prima donna ad essere nominata sottosegretaria all’Industria e al commercio, nel VII governo De Gasperi. 

Dal ‘53, non proseguirà l’esperienza politica in Parlamento, ma si dedicherà all’impegno amministrativo, diventando prima cittadina di Palestrina, nel Lazio.


Leonilde Iotti: 1920 – 1999, Reggio Emilia. Comunista. Laureata in Lettere all’Università Cattolica di Milano.. Partecipa alla Resistenza come staffetta portando documenti, volantini, medicinali, cibo. Diventa responsabile dei Gruppi di difesa della donna della sua regione e scrive sulla rivista «Noi donne». 

Nel Marzo del 1946 diventa consigliera comunale del Comune di Reggio Emilia e a Giugno viene candidata ed eletta all’Assemblea Costituente. Qui, non solo entra a far parte della Commissione dei ‘75, ma diventa anche membro della Prima Sottocommissione dedicata ai «Diritti e doveri dei cittadini», il cuore della Carta costituzionale. Nella stessa sottocommissione, lavora Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista, con cui inizierà una relazione. Alcuni punti di cui si occuperà nella Sottocommissione: l‘uguaglianza morale e giuridica dei coniugi; l’uguaglianza giuridica dei figli legittimi e illegittimi; la protezione della maternità; cose che poi saranno alla base della riforma del diritto di famiglia del ‘75. 

La carriera politica della Iotti può essere divisa in due parti: prima e dopo la morte di Togliatti, nel 1964. Soltanto dopo la morte del segretario verrà accettata fino in fondo e ne verranno riconosciute le qualità e lo spessore. La sua autorevolezza è sancita dall’elezione , al primo scrutinio, alla Presidenza della Camera dei Deputati, nel 1979. la prima donna a ricoprire tale carica. Carica che guiderà fino all’Aprile del 1992.


Teresa Mattei: 1921 – 2013, Genova (toscana di adozione). Comunista. Proveniente da una famiglia borghese in cui fin dall’infanzia respira i valori di pace e democrazia, fin da subito diventa attiva tanto che a 16 anni va in missione a Nizza a portare soldi e messaggi ai fratelli Rosselli. Viene intercettata ed arrestata. In seguito, mentre frequentava il blasonato liceo Michelangiolo di Firenze,  viene espulsa da tutte le scuole del Regno perché si ribella alle leggi razziali. Solo grazie all’intervento di Calamandrei, potrà finire il liceo e poi iscriversi all’università, laureandosi in Lettere e filosofia. 

Milita nel PCI  e partecipa alla Resistenza. È tra le prime aderenti all’UDI. Viene candidata dal partito ed eletta alla Costituente. A 25 anni, la più giovane eletta. La più giovane ma non la più timida. Nell’Assemblea, la Mattei fece sentire la sua voce su diversi temi, molti inerenti sempre all’emancipazione femminile. Durante una discussione inerente all’accesso delle donne alla magistratura, seppe tenere a bada un suo collega che ne era contrario. <<Signorina, le vuole ammettere le donne alla magistratura! Ma non sa che in certi giorni del mese le donne non ragionano?>>. <<No! Ma so che molti uomini come lei non ragionano tutti i giorni del mese!>>. 

Partecipò solo alla I legislatura perché dal ‘48 in poi i rapporti con il partito si incrinarono, prima per motivi personali (la sua relazione con Bruno Sanguinetti, sposato con tre figli e separato) e, in seguito, per motivi politici: nel ‘55 critica aspramente la politica sovietica e venne, quindi, radiata per dissenso politico.


Angelina Livia Merlini: 1887 – 1979, Pozzonovo (Padova). Socialista. Laureata in lingue e letterature straniere. Insegna, ma rifiutandosi di prestare giuramento di fedeltà al regime fascista, viene confinata in Sardegna. Dopo essere tornata dal confino, si trasferisce a Milano, dove si impegna nella lotta antifascista, accanto a personalità come Sandro Pertini, e fa parte dei GDD. 

Dopo la Liberazione, entra nella direzione del partito e viene candidata all’Assemblea Costituente. Fa parte della Commissione dei 75. Nella terza sottocommissione si occupa delle garanzie economico – sociali per l’esistenza della famiglia. elabora e ottiene l’introduzione al primo comma dell’articolo 3 dell’inciso “senza distinzioni di sesso”. Dopo la Costituente, sarà eletta nelle prime tre legislature. Il suo nome è legato alla legge n° 75 del 20 febbraio 1958, quella inerente all’abolizione delle case chiuse. Fu cofirmataria anche di altre leggi: la legge 1064 che elimina la doppia NN per i figli illegittimi e la legge che cancella la clausola di nubilato nei contratti di lavoro.


Angiola Minella: 1920 – 1988, Torino. Comunista. Laureata in Lettere all’Università di Torino, anche se voleva iscriversi a Medicina, ma la mamma glielo vietò. Durante gli studi aveva frequentato anche un corso da crocerossina che le servirà durante la Resistenza, diventando una partigiana combattente. 

Diventa una delle colonne del PCI, contribuisce alla fondazione dell’UDI e, dopo una breve parentesi di assessora al Comune di Savona, viene eletta alla Costituente. 

È una delle promotrici dei «treni della felicità», un’operazione destinata ad aiutare i bambini colpiti maggiormente durante la guerra. 

Successivamente, sarà eletta alla Camera (I e III legislatura) e al Senato (dal ‘63 al ‘72). Si occuperà, principalmente, di sanità. Fu, però, anche la prima firmataria di una legge sulla costituzione di asili – nido, necessari per le donne lavoratrici. Per la legge, però, bisognerà aspettare il ‘71.



Rita Montagnana: 1895 – 1979, Torino. Comunista. A 14 anni, inizia a lavorare ed è nel mondo del lavoro che matura una coscienza politica che la porterà ad iscriversi al Partito Socialista. Le ragioni dei lavoratori, la conquista di orari e retribuzioni adeguati, la battaglia per le lavoratrici improntano l’impegno di una vita. Nel 1921, con la scissione di Livorno, aderisce al neonato PCI. 

Il suo valore e l’esperienza politica, però, saranno offuscate dalle vicende personali: una donna che ha vissuto da protagonista la vita pubblica della prima metà del ‘900 sarà relegata al ruolo di «moglie di Togliatti». Avranno un figlio, ma la loro famiglia non avrà pace perché con l’avvento delle leggi fascistissime saranno costretti a rifugiarsi a Mosca. Viaggeranno anche in altri Paesi, come la Francia e la Spagna, dove durante la Guerra civile combatteranno a fianco dei Repubblicani contro Franco. Dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia, tornano in Italia. Rita entra nella direzione del PCI,  dirige il settore femminile e fonda l’UDI. Viene eletta alla Costituente, ma il suo profilo non è ritenuto adatto per nessuna delle commissioni. Viene eletta al Senato nella I legislatura.


Maria Nicotra Verzotto: 1913 – 2007, Catania. Democristiana. Sin da giovane, si avvicina all’associazionismo cattolico. Non frequenta l’università e, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, si offre di lavorare come infermiera nella Croce Rossa a Catania, rivelandosi capace e utile tanto da guadagnarsi la medaglia d’oro al valore civile. La forte sensibilità sociale e la fede cattolica orientano le sue scelte nell’esperienza politica.

Viene eletta alla Costituente ed è una delle Costituenti più riservate: di poche parole, ma parlano le sue azioni, a partire dalle importanti commissioni di inchiesta di cui è stata componente, durante le varie legislature. Eccone alcune: Commissione parlamentare sulle condizioni dei detenuti nei penitenziari; Commissione sulla miseria in Italia sui mezzi per combatterla. Fu cofirmataria di diverse proposte di legge, come quella per la protezione degli scolari dalla tubercolosi o quella per la realizzazione di case popolari da assegnare alle famiglie che vivevano in baracche, ecc. Emerge quindi la sua inclinazione ai temi legati all’assistenza.


Teresa Noce: 1900 – 1980, Torino. Comunista. . Sindacalista. «Rivoluzionaria professionale», così viene definita ed è un titolo decisamente indovinato per una donna dalla vocazione battagliera come poche che ha vissuto sul campo le tragedie del XX secolo, ha contribuito alla fondazione del PCI, ha fatto sentire la sua voce, prima alla Costituente e poi in Parlamento. Insieme al suo marito, Luigi Longo, da cui avrà tre figli, è costretta a fuggire all’estero in diverse città (Mosca, Parigi, ecc.). In seguito, sia lei che il marito verranno arrestati e lei sarà  internata nel campo di concentramento di Rieucros e poi in altri campi. Tutto finisce nel ‘45 con la Liberazione. 

Prima ancora di entrare alla Costituente, è una delle promotrici dei «treni della felicità».

Alla Costituente, fa parte della Commissione dei 75 e della Terza Sottocommissione che si occupa delle garanzie economico – sociali per l’esistenza della famiglia. 

Viene eletta nelle legislature del ‘48 e del ‘53. É la prima firmataria della legge sulla maternità, n° 860 del 1950. Non mancano siparietti divertenti, come quando, in una discussione sul periodo di riposo retribuito, Teresa zittisce un luminare della medicina il quale affermava che la donna potesse riprendere a lavorare dopo 15 – 20 giorni. Gli dice: <<Lei ha partorito? No! Quindi non ha nemmeno mai allattato! Allora, taccia!>>. 


Ottavia Penna Buscemi: 1907 – 1986, Caltagirone. Fronte dell’Uomo Qualunque. Di famiglia aristocratica, era una donna controcorrente, tanto da non nascondere la propria fede monarchica nel cuore della nascente Repubblica. La sensibilità di Ottavia e l’amore per la sua terra, la spingono ad aiutare i suoi conterranei che, durante la guerra, erano ridotti in povertà, senza lavoro, senza mezzi e con un orizzonte incerto. 

La necessità di provare a dare un contributo per migliorare la società la spinge ad accettare la proposta di Giannini, fondatore di questo movimento antipolitico e populista,  Fronte dell’Uomo Qualunque, e quindi a candidarsi alla Costituente. 

Si mantenne sempre distante dalla politica dei partiti e anche con le altre 20 Costituenti legò poco. Addirittura il 28 giungo del ‘46 fu candidata al Quirinale e Giannini, con un’azione certamente provocatoria, fece confluire su di lei tutti i voti dei qualunquisti e così prese 32 voti.


Elettra Pollastrini: 1908 – 1990, Rieti. Comunista. Diplomata alla scuola tecnica.

Per motivi economici, e non solo, la sua famiglia si trasferì in Francia dove si avvicinò al Partito Comunista. Venne a contatto con diversi esuli, tra cui Teresa Noce. È difficile immaginare la forza e la temerarietà di questa donna, che provò l’esperienza dei campi di concentramento, e che mise in gioco tutto per seguire gli ideali di democrazia e libertà. La candidatura alla Costituente fu quindi,  scontata e più che meritata. Il suo temperamento venne fuori anche nelle successive attività parlamentari o nelle varie manifestazioni, tutte improntate verso il miglioramento dei lavoratori e delle donne.


Maria Maddalena Rossi:1906 – 1995, Pavia. Comunista. Laureata in chimica

Partecipa alla Resistenza e per questo viene arrestata e confinata nel Pesarese. La pluralità degli interessi coltivati dalla Rossi e delle battaglie condotte in trent’anni di politica, nazionale e locale, ne fa una delle Costituenti intellettualmente più vivaci. Si è occupata di parità di genere, accoglienza dei bambini nel dopoguerra (procedure di adozione più agibili), risarcimento delle vittime di stupro (le marocchinate), tutela dell’ambiente e sviluppo turistico sostenibile.


Vittoria Titomanlio: 1899 – 1988, Barletta. Democristiana. Diplomata all’Istituto Magistrale. I lavoratori artigiani da un lato, la scuola dall’altro, l’importanza dell’autonomia regionale anche per il Mezzogiorno, il faro della fede cattolica. Le priorità per Vittoria Titomanlio sono ben delineate e per esse si spende nel corso di una lunga vita parlamentare (sarà, infatti, eletta in quattro legislature della Repubblica 1948, 1953, 1958, 1963). Durante i suoi 20 anni in Parlamento, fece parte di diverse Commissioni  e fu firmataria o cofirmataria di 350 progetti di legge (introduzione del casco obbligatorio per le moto, nel 1967).


Attraverso piccoli cenni biografici, ho cercato di raccontare esperienze di sacrificio, eroismo, dedizione, sofferenza, prigionia, passione e forza di volontà e, soprattutto, ho voluto dare l’immagine di un’umanità esemplare, incarnata in persone reali: le nostre 21 rose della Costituente. Donne che hanno certamente operato in una fase storica fuori dall’ordinarietà e che ci hanno fornito un ottimo esempio di chi ha ostinatamente tradotto in fatti concreti gli ideali.

Ho cercato di raccontare queste 21 vite, diverse tra loro ma convergenti in un unico scopo: realizzare, con la parità tra cittadine e cittadini, la libertà e la dignità di ogni essere umano.


                                                                                           Angelica De Felice






Pubblicato da UNITRE OPPIDO LUCANO alle 08:05 Nessun commento:
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Borragine, piantaggine e altre erbe benefiche

 6° Incontro – 16/11/2022 – Dott.ssa Giuseppina Masotti e gli Erboristi di Pietragalla

“ Borragine, piantagine e altre erbe benefiche”

Appuntamento annuale, sempre gradito e molto interessante, con gli Erboristi di Pietragalla guidati dalla dottoressa Giuseppina Masotti che inizia la sua relazione sostenendo che in quasi tutte le erbe e frutti vi sono principi attivi che possono essere estratti per uso diverso.

Conosciamo tutti il liquore Limoncello, ma molti altri sono ricavati con estrazione di principi attivi dalla frutta mediante macerazione in alcool.

Per estrarre i principi attivi dalle erbe, invece, ci si serve dell’olio, in particolare dell’olio di oliva  ricavando prodotti utili denominati Oleoliti.

La dottoressa ne elenca alcuni descrivendo la loro preparazione e specificando le proprietà delle erbe utilizzate, il periodo della loro raccolta, le parti utilizzate ed il metodo di conservazione.

Ha parlato delle seguenti erbe o bacche e degli Oleoliti con esse preparati:

IPERICO, utile per le scottature e le ferite, Bacche di ALLORO, che si raccolgono in questo periodo, efficace contro i dolori reumatici, ELICRISO, che cura le malattie dell’apparato respiratorio, CALENDULA e LAVANDA, per la cura della pelle, LIGUSTRO, pianta profumata molto diffusa che cura la cellulite, LILLA’, efficace antirughe.

Ha poi passato la parola alla sig.ra Donatina MARONE che ha trattato della BORRAGINE, pianta alimurgica diffusa e utilizzata nei nostri paesi soprattutto in cucina e per preparare tisane e infusi. Contiene la  vitamina C, sostanze antiossidanti e principi attivi utili per l’apparato respiratorio  e per curare  i reumatismi .

La signora Maria COLANGELO ha parlato del ROSMARINO, pianta molto diffusa, con fioritura sia primaverile che autunnale, sempreverde perenne che  si diffonde per talea. Molto utilizzata in cucina, se ne ricavano anche Oleoliti e infusi. Contiene principi attivi molto interessanti utili per rinforzare la memoria, per la circolazione del sangue, l’igiene orale, contro la caduta dei capelli, per lenire artrosi e reumatismi.

Chiude la serata il sig. Tonino TANTOTERO, sempre presente ai nostri appuntamenti annuali, profondo conoscitore di piante ed erbe, soprattutto del nostro territorio. Ha parlato della PIANTAGINE ( plantago) pianta alimurgica diffusa ma poco conosciuta, che si può consumare cruda nelle insalate o cotta. E’ un ottimo cicatrizzante per le ferite e per le punture degli insetti, regola le funzioni intestinali. I cataplasmi curano le vene varicose e la tisana che se ne ricava è efficace contro il colesterolo ed i disturbi dell’apparato digerente.

Si chiude così una bella serata durante la quale abbiamo ascoltato cose interessanti ed utili ma che ci ha dato anche l’occasione di salutare gli amici di Pietragalla , la dottoressa Masotti, gli altri erboristi che hanno tenuto le relazioni  ed anche le altre persone che li hanno accompagnati.

                                                                                                                      G. De Felice
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Il culto delle tombe e il valore della memoria


5° Incontro - 09/11/2022 - Prof. Franco SCARFIELLO

" Il culto delle tombe e il valore della memoria"

Il Presidente, prima di passare la parola al relatore della serata Prof. Franco Scarfiello ha ricordato il socio Angelo De Luca che ci ha lasciato pochi giorni fa. Era una persona buona, semplice e gentile. Con altri amici del Circolo dei Pensionati, ogni mercoledì, puntualmente, smettevano le loro attività e venivano ad ascoltare i nostri discorsi.
Accenna anche ad una cerimonia che avrà luogo domani nel nostro paese alla quale invita i soci a partecipare. Saranno portati qui i resti mortali del compaesano Caporale Maggiore Rocco De Rosa morto sul finire della 2° Guerra Mondiale in Germania, dove era sepolto ed al quale saranno resi gli onori militari da parte dell'Esercito Italiano, dalle autorità e da tutta la cittadinanza. 
Passa quindi la parola al Prof. Franco Scarfiello che esordisce dicendo che questo incontro si sarebbe dovuto tenere il 2 novembre, giorno dedicato alla  commemorazione dei Defunti, rimandato poi per varie ragioni, con l'idea di una riflessione generale di tutti i soci che hanno sentito il dovere morale di rendere un doveroso omaggio, oltre che ai propri congiunti, ai tanti soci che purtroppo non ci sono più.
Egli ha accennato prima ad un rapido excursus del culto delle sepolture nella storia, per poi soffermarsi più a lungo sul culto dei morti negli ultimi due secoli circa. A tale scopo ha preso spunti dall'editto di Napoleone del 1804 - reso operante in Italia nel 1806- con il quale storicamente si istituivano gli attuali Cimiteri,  soprattutto tenendo presenti le motivazioni igienico-sanitarie . 
Inevitabile quindi sottrarsi dal citare il poema " Dei sepolcri" del Foscolo, alla sua visione dell'aldilà e quindi sui concetti di speranza, illusione, eternità e soprattutto sul concetto di " corrispondenza d'amorosi sensi" cui hanno dato il contributo un pò tutti i soci presenti.
G.D.F. e F.S.


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Il cinema come rappresentazione

 III° incontro - 18.10.2022 - Il cinema come rappresentazione - Dott. Nicola Baccelliere




3° Incontro - 19/10/2022 - Dottor  Nicola Baccelliere
" Il cinema come rappresentazione"
Il Dr.Nicola Baccelliere, studioso ed operatore nel campo cinematografico ha iniziato la sua conferenza raccontando la nascita del cinema che comunemente è fatta risalire al 28/12/1895 quando, in un caffè di Parigi, i fratelli Lumière proiettarono le prime immagini in movimento. 
Erano scene da essi girate di operai in uscita dalla fabbrica di pellicole della loro famiglia e dell'arrivo di un treno nella stazione di Parigi. Erano riprese solo frontali, con una inquadratura fissa e  senza parlato. La visione era collettiva e cioè molte persone insieme potevano guardare la stessa pellicola. Nello stesso periodo di tempo in America Edison aveva inventato un sistema diverso di visione accessibile ad una sola persona per volta e quindi una invenzione che non ebbe nessun seguito.
Ma come si gira una scena cinematografica? il Dottor Baccelliere mostra intanto un piccolo attrezzo utilizzato nelle riprese, il ciak che serve a numerare le singole scene riprese ed a sincronizzare queste, che sono mute, con il parlato ed agevolando il lavoro di montaggio.
Per rendere comprensibile quanto detto viene organizzato un piccolo set cinematografico: quattro soci si siedono intorno ad un tavolo e simulano una partita a carte. Il regista Dottor Baccelliere dà l'avvio alla ripresa con il ciak e due suoi giovani collaboratori riprendono la scena, uno le sole immagini e l'altro il parlato dei quattro.
Mentre i due tecnici montano questo breve filmato il Dottor Baccelliere proietta un video del quale egli ha scritto il soggetto e curato la regia. Il titolo  è " Richiamo" e racconta la storia di un uomo che ha perso la moglie e vive in estrema solitudine. Esce di casa e, in macchina, dopo aver acquistato il solito mazzo di fiori, si dirige verso il Cimitero. Dà un passaggio ad una giovane ed avvenente signora che cerca inutilmente di avviare un colloquio con lui. Giunto al Cimitero, si inginocchia sulla tomba della moglie, depone il mazzo di fiori e scoppia in un pianto irrefrenabile. alleviando il peso insopportabile del suo dolore. Gli interpreti sono tutti di Oppido: l'ottimo Canio Lancellotti ( operaio Stellantis) nel ruolo del protagonista, Manola Rotunno nel ruolo dell'occasionale compagna di viaggio e le altre comparse. La musica è del maestro Teodosio Bevilacqua e le riprese  del giovane Angelo De Luca.
Alla fine viene proiettato il video appena girato della partita a carte
Si è conclusa così una bella serata dedicata al cinema.
                                                                                                                                         G.D.F.
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Nuovi orizzonti della ginnastica posturale

 4° Incontro – 26/10/2022 – Prof. Antonino CALABRESE 

“ Nuovi orizzonti  della ginnastica posturale”

Ospite gradito per la prima volta ai nostri incontri, il Prof. Antonino Calabrese, docente di Scienze Motorie presso l’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore “ G.Solimene” di Lavello, molto attivo nella nostra comunità come Presidente dell’AVIS e come allenatore della squadra di calcio “ A. Cristofaro”.

Egli ha iniziato la sua brillante relazione mostrando il fac-simile in plastica della colonna vertebrale, spiegando le conseguenze che comportamenti scorretti possono portare al corpo umano. 

Comportamenti resi a volte ineludibili da attività lavorative che vanno a danneggiare o modificare alcune parti del corpo. Per esempio: un fabbro che maneggia attrezzi pesanti  sempre con la mano destra, l’impiegato costretto a rimanere seduto e chino per ore, svilupperanno difetti fisici ai quali il corpo si adegua ma che alla fine possono creare problemi. Ma anche cattive abitudini che potrebbero essere evitate, come camminare chini per guardare di continuo lo smartphone o condurre una vita eccessivamente sedentaria, incidono negativamente sulla struttura fisica del corpo. 

Il Prof, Calabrese porta numerosi altri esempi in merito e passa poi a trattare dei benefici della ginnastica posturale che, più che curare i difetti fisici comunque causati, possono prevenirli o attenuarne cause e conseguenze,

Innanzi tutto la necessità di fare passeggiate salutari all’aria aperta o, se costretti in casa, camminare, salire e scendere le scale, stare correttamente seduti,  sedersi e alzarsi dalla sedia, possibilmente usare la cicletta.

Molto efficace è anche la ginnastica con un bastone tenuto teso con le due mani, da alzare in alto sulla testa, utile per muovere le braccia e prevenire la cervicale. Per quest’ultimo fastidio muovere la testa nelle posizioni del si e del no.

A letto usare cuscini ne troppo alti né troppo bassi.

Usare scarpe con suola sottile evitando quelle eccessivamente imbottite o con tacchi alti. Camminare poggiando prima il tallone e poi la punta.

Spiega i tre esercizi consigliati dal medico americano Mc Gill consistenti nel predisporre il corpo nelle posizioni del cammello e del gatto, mostrando poi come eseguirli, ed altri esercizi che il relatore ci mostra.

Ci ricorda di bere 1,50/2 litri di liquidi al giorno per non incorrere nella disidratazione , causa di molti problemi come i crampi.

Molti altri suggerimenti il Prof. Calabrese ci fornisce, anche in risposta a domande di chiarimenti e consigli richiesti dai presenti, chiudendo una relazione svolta con proprietà di linguaggio e profonda conoscenza dell’argomento trattato, peraltro resa accessibile a tutti i presenti i quali hanno apprezzato e lodato il relatore invitandolo a tornare spesso tra noi.

G. De Felice


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Ucraina, terra di amore e di guerra

  2° Incontro – 12/10/2022 – Prof. SCOPA -  Dott.ssa Patrizia BIANCO 

                                     Ucraina, terra di amore e di guerra

Il Prof. Francesco Saverio Lioi ( Cecchino) ha presentato gli ospiti di questa serata , suoi amici di Potenza.

Essi sono: il Prof. Antonio  Scopa, docente presso l’Uni-Bas di Potenza  nella facoltà di Agraria e sua moglie Patrizia Bianco, scrittrice, autrice dei romanzi “ Radici  Lucane” e “ Controcanto,verso il vento”

  Il Prof. Scopa ha raccontato brevemente la storia recente dell’Ucraina, esteso territorio compreso tra la Russia e l’Europa dell’Est, fra i maggiori paesi del mondo per la produzione di cereali, già facente parte dell’Unione Sovietica come le Repubbliche Baltiche e  molti altri Stati dell’Asia Centrale ed Orientale e dell’Europa dell’Est.

Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, con la politica della Perestroika avviata dall’allora Presidente russo Gorbaciov, molte di quelle nazioni rivendicarono la piena autonomia e fra queste l’Ucraina i cui cittadini votarono quasi all’unanimità per il distacco da Mosca.

Questa nazione iniziò un deciso avvicinamento alla Comunità Europea, gli intellettuali valorizzarono la lingua locale, prima considerata come un dialetto russo, la Chiesa Ortodossa si rese autonoma da Mosca e, prima la capitale Kiev e poi via via le altre maggiori città assunsero l’aspetto architettonico e culturale delle città europee.

E’ storia di oggi il tragico tentativo russo di riannettersi l’Ucraina, rivendicando le antiche occupazioni  prima zarista e poi sovietica.

Dopo la sua breve esposizione il Prof. Scopa passa la parola alla moglie Patrizia Bianco la quale racconta la loro avventura per l’adozione di una bambina ucraina: la decisione di adottare, la scelta della nazione alla quale indirizzare la domanda di adozione, le visite di ogni genere alle quali furono sottoposti, la lunga attesa e finalmente la telefonata di accettazione della domanda. Quindi il viaggio a Kiev, ricevuti da una severa funzionaria al Ministero Degli Esteri, la scelta del genere  (maschietto o femminuccia ?) e finalmente la visione della prima foto della bimba da adottare.

Il taxi li porta a Mariupol, dove avverrà l’incontro con la bambina. La signora Bianco a questo punto,  legge un suo scritto e fa leggere alla signora Imma Evangelista, presente in sala, uno scritto della bambina, undicenne e quindi già in Italia da oltre tre anni, nei quali sono ricordati i momenti, davvero emozionanti del primo incontro tra i genitori adottandi e la bambina, momenti culminanti di una scelta che sembra preparata da sempre dal destino.

Scelta rivelatesi poi assolutamente positiva sia per i nuovi genitori che per la bambina, Anastasia, la quale si inserì subito perfettamente nella nuova famiglia e nell’ambiente potentino frequentando con profitto tutto il percorso scolastico, dalle elementari al Liceo Classico e poi l’iscrizione e la frequenza dell’Università. 

Ma la madre adottiva pensava fosse utile alla ragazza sciogliere un nodo che forse col tempo avrebbe compromesso la serenità della sua vita: la ripresa di un contatto con la madre biologica. Nel 1917 organizzarono un nuovo viaggio in Ucraina, a Mariupol.

Andarono all’Orfanatrofio dove era vissuta per tre anni Anastasia, che salutò le persone che l’avevano accudita e dove ebbero l’indirizzo della casa dove la piccola aveva abitato con la madre fino ai  cinque anni e che ora aveva dimenticato. 

Dopo fortunate ricerche riuscirono ad incontrare la madre biologica di Anastasia. Incontro difficile per entrambe, Anastasia non riusciva a guardare negli occhi sua madre né a trovare le parole per dialogare con lei. La soccorse ancora una volta la madre adottiva che le suggerì di scrivere una lettera alla madre, cosa che Anastasia fece, nella quale ricordava le sofferenze patite nei cinque anni di convivenza con lei e nei tre trascorsi nell’Orfanatrofio, ma riconoscendo pure quanto la madre continuava a ripeterle e cioè che la vita non era stata facile neppure per lei. 

Anastasia, ragazza allora di appena 17 anni, in un definitivo gesto di riconciliazione, riuscì a chiudere la lettera con le parole: mamma, ti perdono.

Termina così la breve ma intensa rievocazione della sua esperienza la signora Bianco, tra la commozione di tutti i presenti.

Prima di chiudere l’incontro, particolarmente interessante e coinvolgente, la signora Bianco distribuisce ai presenti l’opuscolo della “ Fondazione Premio Letterario Basilicata, Circolo Culturale Silvio Spaventa Filippi, dedicato alle coraggiose donne ucraine combattenti sul fronte della vita”, contenenti testimonianze e poesie in italiano e con la traduzione in lingua ucraina.

                                                                                                  G. De Felice
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Assemblea dei Soci

 Anno Accademico 2022/23

Primo incontro - 5 ottobre 2022 - Assemblea dei Soci

Il giorno 5 ottobre 2022 nella nostra sede presso la Biblioteca Comunale, si è tenuta l’Assemblea degli iscritti per discutere il seguente Ordine del Giorno:

Relazione del Presidente;

Approvazione rendiconto economico:

Tesseramento;

Programmazione di massima delle attività da svolgere nel corrente anno;

Viaggio di istruzione;

Varie ed eventuali.


Il Presidente ha aperto la seduta e svolto la sua relazione che di seguito si riporta in sintesi. “ Diamo inizio al 18° anno di attività della nostra Associazione , che fa parte della grande famiglia delle Università della Terza Età ( Uni-Tre) della quale condividiamo le finalità sociali e culturali. Particolare attenzione abbiamo posto all’aspetto sociale garantendo ai soci uno spazio nel quale tutti hanno voce e sono sollecitati ad un’attiva collaborazione. Nella varietà dei temi trattati e delle attività svolte nell’anno, abbiamo evitato di chiuderci nel ghetto della pura accademia. Grande importanza è stata data al valore dell’amicizia, della necessità delle relazioni, del rispetto reciproco nello spirito di tolleranza verso opinioni, comportamenti e stili di vita diversi.

Il clima di familiarità e di affetto che si è creato tra noi mi porta a ricordare un socio che è mancato quest’anno, Canio Iunnissi, Presidente del Circolo dei Pensionati la cui sede è qui vicino. Era bello vedere come ogni mercoledì, prima che qui iniziasse la conferenza, egli, insieme a molti soci del suo Circolo, smesse le partite a carte, venivano da noi. Lo rivedo lì, dove sedeva, sempre al solito posto.

Nel precedente incontro del 15 giugno scorso feci già la relazione sulle attività svolte nell’anno sociale 2021/2022: ben 18 incontri , oltre al viaggio d’istruzione ad Alberobello e Polignano a Mare, malgrado la chiusura per Covid per 3 mesi e mezzo e quindi non è necessario ripetermi. 

Anticipo ora un accenno al 4° punto all’O.d.G. riguardante la programmazione delle attività per il corrente anno sociale e in proposito posso solo dire che, con gli amici del Direttivo e con l’aiuto ed il suggerimento di tutti voi, faremo di tutto per assicurare interventi di argomenti diversi ed interessanti. Intanto mercoledì prossimo apriremo con l’incontro con la dottoressa Patrizia Bianco di Potenza, la quale adottò anni fa una bambina ucraina, ora ragazza già laureata, che ci parlerà di “ Ucraina, terra di guerra e di amore”.

Stiamo organizzando un incontro che sarà tenuto dal Dottor Vincenzo Langellotti sul tema: “ Fare promozione sociale oggi: volontariato, associazionismo, impresa sociale” al quale inviteremo tutte le Associazioni del paese per fare il punto su questo aspetto molto importante della vita sociale della nostra comunità.

Ci proponiamo anche una più stretta collaborazione con le altre Uni-Tre del circondario e con la sede provinciale di Potenza.

Oltre al viaggio che faremo prossimamente, del quale discuteremo fra poco, ne faremo un altro a fine anno.

Speriamo di poter organizzare una mostra ed un incontro musicale: ne abbiamo fatti di molto belli negli anni scorsi. Ricordate i due concerti degli alunni ed insegnanti della nostra scuola ed il meraviglioso concerto di arpe di alcuni anni fa ?

Molto dipenderà anche dall’andamento della pandemia.

Passo ora la parola a Tanuccio che tratterà dei punti 2 e 3 dell’O.d.G.”

Prende la parola il cassiere Tanuccio Palumbo che ci illustra il rendiconto economico  dell’anno sociale 2021/2022 e del quale si riporta una breve sintesi:

Attivo: Rimanenza dell’anno precedente Euro   1.891,82

Tessere annuali dei soci: n° 72 X 10,00     “ 720,00 Interessi bancari     “        0,90 Totale      “      2.612,72

Passivo : Noleggio Pulmann per viaggio sociale e guida           “ 650,00,   Spese varie (manifestazioni sociali, cancelleria Ecc.)       “         227,66         Totale        “        877,66

Rimanenza        “    1735,06 


Tanuccio ha proposto che la tessera annuale di iscrizione dei soci rimanga di Euro 10,00 come negli scorsi anni.

I soci approvano sia il rendiconto economico che l’importo della quota di iscrizione.

Si passa quindi a parlare del viaggio di istruzione da effettuarsi prossimamente. Si propone di visitare la città di Venosa e la Chiesa di San Donato di Ripacandida e si invitano i soci ad effettuare la prenotazione nelle prossime riunioni del 12 e del 19 del corrente mese.

Non essendoci altro da discutere e deliberare, la seduta viene sciolta.  

                                                                                                Il Presidente

                                                                                           G. De Felice


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