venerdì 29 aprile 2022

Il disastro del Libano

1° incontro - 15 settembre 2021  - Il disastro del Libano  -  Don Gaetano Corbo e Padre Damiano Puccini



 “Oui pour la vie” è un’associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta, impegnata in favore dei più poveri di ogni appartenenza religiosa e provenienza 

Dall'intervento di Padre Damiano Puccini:

"Un’esplosione di magnitudo sismica ha scosso Beirut il 4 agosto, quando la lira libanese aveva gia’ perduto l’80% del suo potere di acquisto, il Covid-19 e’ entrato nel Paese, gia’ provato dalle conseguenze della crisi siriana. La terribile deflagrazione ha provocato circa 200 morti, 500 feriti e piu’ di 300 mila persone sono state sfollate, un terzo dei quali bambini. Molti residenti traumatizzati, in particolare anziani, non sono disposti a lasciare le loro case danneggiate, in tutto 15000, e dormono dentro o fuori per strada. Un gran numero di famiglie si sono trasferite in alloggi temporanei o condividono rifugi con altri in condizioni di vita insicure, a rischio di sciacallaggio e di violenza.

Purtroppo il dollaro ancora costa 8000 lire libanesi, rispetto ai 1500 di un anno fa. Tutta la merce è aumentata almeno di 4 volte.

L’esercito libanese distribuisce gli aiuti provenienti dall’estero. Molte persone, soprattutto i piu’ deboli e i piccoli, hanno bisogno di un supporto psicologico.

La nostra Associazione “Oui pour la Vie” fin dai primi momenti ha intensificato la sua attivita’ di aiuto ai poveri di ogni provenienza mediante la distribuzione di alimenti, la preparazione di pasti con la cucina di Damour, dove si trova la nostra sede a 17 chilometri da Beirut, l’aiuto offerto per emergenze sanitarie e l’acquisto di medicine.

Si ringrazia chi ci ha aiutato e si chiedono sempre a tutti aiuti e pubblicita’.

“Il bombardamento del porto ha mostrato che anche nella penombra la luce esiste. Quando vediamo i piu’ poveri scendere per strada per porgere ai feriti l’aiuto alimentare, sanitario e il supporto medico. Dimenticano la loro miseria per offrire la gioia agli altri.

Una vedova siriana di 38 anni, che ha perduto il suo bambino nell’esplosione al porto, viene ogni giorno per donare l’acqua agli operai che lavorano nella costruzione del nuovo centro di “Oui pour la Vie” a Damour. Lei si presenta senza dire nulla, senza domandare niente, ma solo con un piccolo sorriso.

Dio si trova ovunque, basta semplicemente cercarlo, sentirlo, sicuramente amarlo nella preghiera e nella carita’.

I nostri volontari di Oui pour la Vie, nonostante la gravissima crisi economica che li ha privati di gran parte del loro lavoro, continuano sempre nella condivisione delle loro risorse personali con i piu’ poveri, per un impegno preso con Dio.

Siamo giunti alla fine dei lavori del nuovo centro per “Oui pour la Vie” di Damour, acquistato e ristrutturato da Don Francesco Saverio Bazzoffi e la “Fondazione Casa Santi Arcangeli” che ringraziamo ancora. Il centro offre ai piu’ bisognosi: l’accoglienza notturna, il sostegno per urgenze sanitarie e acquisto medicine, il supporto formativo per bambini.  

 È solo con gli aiuti che riceviamo che possiamo acquistare cibo, per i bisognosi di tutte le appartenenze religiose e per i rifugiati siriani che arrivano dopo aver assistito a scene brutali di massacri e distruzione delle loro case, scuole e chiese. La nostra cucina di Damour distribuisce regolarmente questo cibo con il vostro aiuto, che chiediamo sempre a tutti di cercare. Inoltre la nostra associazione “Oui pour la Vie”, grazie al vostro sostegno, assiste un numero sempre crescente di bisognosi anche per le medicine cercando di star particolarmente vicina alle categorie più indifese: donne, bambini, anziani e ammalati. Abbiamo anche aperto una scuola di "alfabetizzazione di base" per bambini analfabeti di tutte le provenienze. Ci impegniamo a offrire corsi di alfabetizzazione di base per bambini analfabeti di tutte le provenienze."

 


 


giovedì 28 aprile 2022

Assemblea dei soci

Anno sociale 2021/2022 Assemblea dei soci - Verbale

Il Presidente apre la seduta con l'intervento che si trascrive integralmente qui di seguito:

" Apriamo il nostro 17°anno sociale, che sarebbe dovuto essere il 18°, se la pandemia non ci avesse costretti a stare completamente fermi lo scorso anno.

Nell'ultimo nostro incontro del 24 giugno 2020, presso il Santuario di Belvedere, relazionai ampiamente sulle attività svolte nell'anno 2019/2020 e quindi non è il caso che vi ritorni. Chi vuole può prendere visione di tutte le relazioni delle conferenze, dei viaggi e delle attività svolte a partire dall'anno 2013/2014 raccolte in fascicoli stampati a cura della Banca di Oppido e vi assicuro che sarebbe una lettura molto interessante. Guardandole in questi giorni ancora mi meraviglio della quantità, qualità e varietà del lavoro che tutti insieme abbiamo svolto.
Ma ciò di cui tutti dobbiamo essere orgogliosi è dell'atmosfera di reciproca stima ed affetto che qui abbiamo creato e che io ho sempre indicato nel motto che ho preso a programma dei nostri incontri: rivederci sempre con piacere e stare bene insieme.
In un mio intervento mi venne di dire ed ora lo riaffermo: noi qui, tutti insieme, abbiamo creato bellezza. Invito perciò tutti a continuare su questa strada.
Purtroppo quest'anno due sedie resteranno vuote, non avremo più in mezzo a noi due care persone: Angelo Vito Possidente e Antonio Balsamo.
Angelo Vito morì a causa del covid contratto in Ospedale dove era ricoverato per altre patologie. Fu lui a suggerirmi di invitare suo cugino, il Preside Giuseppe Coviello ( erano figli di due sorelle) a tenerci una conferenza: venne e ci parlò del Castello di Lagopesole. Nel mio ricordo lo associo alle sue figlie sempre impegnate nella vita sociale del paese.
E' di pochi giorni fà la tragica fine di Antonio Balsamo che ha colpito profondamente tutte le persone che lo hanno frequentato: era una persona buona, disponibile, impegnato in molte Associazioni,  malgrado l'età ancora pieno di voglia di vivere e di divertirsi. Ne era prova l'assidua presenza alla Scuola di Ballo e alle feste che ne seguivano.
Il giorno prima della disgrazia era venuto a chiedermi se erano pronti gli inviti per questa Assemblea e a sollecitarmi di prepararli perchè potesse affiggerli per tempo. Si era infatti assunto questo compito, ma era sempre pronto a  qualsiasi altro servizio necessario per questa nostra Associazione.
I suoi interventi qui, alla fine di ogni conferenza,  erano dettati dalla sua voglia di partecipazione espressi nei modi suggeriti dalla semplicità della sua persona.
Era infatti un uomo semplice e generoso; ricordo quando distribuiva in piazza L'Unità e quando, con molta ironia, chiedeva ai dirigenti del  suo Partito di chiudere le finestre delle sezioni perchè le correnti facevano ammalare gli iscritti. Ne uscì per aderire con pari entusiasmo ad un'altra forza politica; non a lui dovevamo chiedere ragione del cambio di casacca, non lo spingevano a tanto calcoli o ambizioni personali. Mancherà molto a tutti noi."
Il Presidente passa quindi la parola  al tesoriere Gaetano Palumbo il quale fa un'ampia relazione sulla situazione finanziaria dell'Associazione, dalla quale risulta una giacenza di cassa di Euro 1.891, 82.
Lo stesso Palumbo propone di dare subito inizio al tesseramento per l'anno sociale in corso, rimanendo invariata la quota di Euro 10,00-
La proposta viene approvata all'unanimità.
Riprende la parola il Presidente per trattare della programmazione delle attività da svolgere nel corrente anno sociale.
Premette che a causa del protrarsi della pandemia, difficilmente potremo utilizzare sempre la nostra sede perchè, dovendo assicurare il distanziamento tra i presenti, si ridurrebbe di molto la capienza della sala. Il Sindaco ha assicurato la concessione della Sala Consiliare e del Teatro Comunale, ma entrambi questi locali non sono al momento disponibili.
Gli incontri previsti a breve sono: con il Dottor Franco Maglione e con il Dottor Vincenzo Langellotti, con i Proff. Rocco Basilio e Cecchino Lioi che parleranno di Dante, con gli erboristi di Pietragalla, con la Dottoressa Ivana Pipponzi, con il Prof. Franco Scarfiello che tratterà della Costituzione Italiana. Organizzeremo una cerimonia per festeggiare i 100 anni del socio Donato Mancuso, un concerto pre-natalizio ed, in primavera, due viaggi di istruzione.
Ma il normale svolgimento dei nostri lavori dipenderà essenzialmente dall'andamento della pandemia.
Non essendovi altro da deliberare la seduta viene sciolta.


lunedì 21 marzo 2022

" Don Antonio Locantore: un prete "forestiero"

 4° Incontro - 1 /12/2021 -Vito Marone  - " Don Antonio Locantore: un prete "forestiero"

La persecuzione di cui fu vittima Don Antonio Locantore da parte dei dirigenti fascisti di Oppido è una storia di violenza e di sopraffazione dai molteplice risvolti, oltre che religiosi, sociali e politici, che interessò all'epoca la stampa regionale e nazionale, ma che necessita di essere meglio conosciuta e studiata. Riportiamo in sintesi il racconto che ne ha fatto a  noi Vito Marone anticipando un libro sull'argomento al quale egli da tempo sta lavorando.

Nel 1912 era morto Don Rocco Martino Parroco di Oppido e la Curia Arcivescovile di Acerenza , alla fine di quell'anno indisse il concorso - come era di norma allora- per la copertura del posto vacante. Vi parteciparono tre Sacerdoti di Oppido e due forestieri: vinse il concorso Don Antonio Locantore di Montescaglioso, dove aveva l'incarico di Vice Parroco.

Ad Oppido la notizia della nomina di un prete forestiero destò grande malumore tanto che il Sindaco, temendo conseguenze per l'ordine pubblico, informò della situazione l'Arcivescovo ed il Prefetto; lettere anonime pervennero anche allo stesso Locantore per sconsigliarlo, minacciandolo, di accettare l'incarico.

Questi però, dopo i primi momenti di incertezza, decise di non tener conto  delle intimidazioni e raggiunse la sede assegnatagli.

Qui iniziò un'intensa attività pastorale ed assistenziale, attivandosi anche per la riparazione della Chiesa Madre e del Santuario di Belvedere e per regolarizzare vecchie pendenze amministrative.  A causa di ciò si scontrò ben presto con l'amministrazione comunale e con cittadini variamente interessati. 

Intanto l'Italia nel 1915 entrò in guerra e Don Antonio venne arruolato come Cappellano Militare. Vivendo a contatto con i soldati, condivise con essi sofferenze e disagi.

Alla fine della guerra e al ritorno in sede, si trovò ad affrontare il grave problema dei reduci ai quali era stato promesso un pezzo di terra da lavorare per il sostentamento della famiglia. 

Nel 1919 venne promulgata una legge - il Decreto Visocchi- che consentiva l'occupazione temporanea dei terreni incolti o mal coltivati ai contadini  organizzati in associazione. Don Antonio si attivò subito e costituì una cooperativa di contadini che raggiunse presto il numero di 250 iscritti. Avevano ottenuto da un latifondista residente a Parigi, il Conte Lehon, la concessione di circa 100 ettari di terreno, per due terzi ta dissodare, nelle contrade Trigneto, Canaparo e Torre. Gli assegnatari si misero ben presto al lavoro e, quando il proprietario decise di vendere questi terreni, si prepararono ad acquistarli. Ma questo non andava a genio alle famiglie dominanti del paese che iniziarono una dura lotta contro il Sacerdote, colpevole di stare dalla parte dei contadini e di dare loro solidarietà ed assistenza. Riuscirono a convincere il Conte Lehon che non gli conveniva trattare la vendita a contadini di dubbia solvibilità e riuscirono - qualcuno sosteneva con mezzi poco chiari- ad acquistare loro i terreni e ad estromettere i contadini che avevano iniziato a coltivarli. Furono vane le proteste, giunte perfino al Duce Mussolini, per questo grave sopruso.

Il 15 giugno 1922, festività del Corpus Domini, mentre la solenne Processione sfilava per le vie del paese, giunta nella strada del Casale, si verificò un attentato al Parroco che reggeva l'Ostia Sacra, da parte di Michele Fasciani che si avventò contro l'Arciprete armato di coltello. Intervenne in difesa Padre Salvatore Zottarelli ed altri e la Processione fu sospesa. L'odio di Fasciani verso l'Arciprete era causato dal fatto che questi aveva dato precedenza alla Congrega del SS. Sacramento, fondata da Don Antonio, a scapito dell'altra storica Congrega, quella dell'Assunta della quale era Priore il Fasciani, nella composizione del corteo.

Un altro grave episodio di violenza contro Locantore si ebbe nella notte di Capodanno del 1923, quando due giovani rampolli delle famiglie dominanti nel paese che avevano festeggiato l'ultimo dell'anno nella cantina di Giardinelli e quindi abbastanza ubriachi andarono a bussare alla porta di Locantore, il quale si insospettì e non aprì. I due costrinsero un vicino di casa, postino, a  bussare chiedendo l'intervento del Parroco per un moribondo bisognoso dell'Estrema Unzione. La porta venne aperta, i due giovani fecero irruzione in casa aggredendo il Parroco e intimantogli  di non occuparsi più della Cooperativa dei contadini. Solo l'intervento del postino evitò che la situazione degenerasse in modo più violento. L'indomani il Sacerdote denunciò gli assalitori,  ai quali però non fu inflitta un'adeguata punizione.

Il giorno 18 febbraio del 1923, prima Domenica di Quaresima, una folla di facinorosi si presentò con urla e schiamazzi presso la casa dell'Arciprete  il quale, avendo compreso quel che stava accadendo, si affacciò al balcone chiedendo aiuto ai passanti. Si trovò per strada Michele Cimadomo che accorse subito, trovò una scala e fece scendere l'Arciprete che trovò rifugio in casa di Carmela Postiglione. Intanto gli assalitori forzarono la porta, entrarono e non trovando la vittima designata, devastarono la casa e poi scesero in strada alla ricerca dell'Arciprete. Una cattiva donna indicò loro la casa dove si era rifugiato, lo prelevarono con insulti e percosse e a nulla valsero le preghiere della Postiglione, di Cimadomo e di Domenico Nicolò che pure era corso in suo soccorso, a desistere da quella violenza, Lo portarono al Paschiere, lo fecero salire su un calesse raccomandando al guidatore, che era un dipendente di un caporione fascista di rendere quanto più disagevole il viaggio del Sacerdote e di consegnarlo al Parroco di Genzano. Le denunce  presentate dal Locantore, gli interventi di autorità politiche e religiose non sortirono alcun effetto per porre fine a quella inaudita persecuzione. Don Antonio ritornò nella sua Parrocchia per un breve periodo fino al 1925.

Il Vescovo ritenne opportuno il suo trasferimento a Potenza, dove fu nominato Canonico nel Capitolo della Cattedrale;  si dedicò ad altre attività religiose ed assistenziali e nel 1929 ebbe l'incarico dell'insegnamento della Religione presso l'Istituto Magistrale di quella città. 

Dopo la guerra ottenne che si riprendessero i processi insabbiati contro i suoi violenti persecutori, ma la morte lo colse all'improvviso nel mese di gennaio del 1946, lasciando molti dubbi sulla causa della sua repentina scomparsa.

Il comune di Oppido volle onorare la sua memoria dedicando una strada del paese al suo nome e il Parroco Mons. Giuseppe Greco , nel 1999 fece fondere un busto in bronzo di Don Antonio Locantore, ora nella Cripta della Chiesa Madre di Oppido.     


martedì 15 febbraio 2022

La Costituzione Italiana

 6° Incontro - 15/12/2021 - " Lettura e commento della Costituzione Italiana - Articoli 9/12" a cura del Presidente Giuseppe De Felice

Si riporta la relazione letta dal Presidente.

Nell'incontro del 24 novembre scorso il Prof. Franco Scarfiello ci ha parlato della storia delle Costituzioni che, all'inizio, erano concessioni o cessione di poteri che i sovrani del tempo, su pressione di sudditi potenti e interessati, accordavano ai propri sudditi.

La nostra Costituzione, approvata dal Parlamento il 22/12/1947 ed in vigore dal 1/1/1948, non fu concessa da nessun potere costituito, ma fu espressione della liberazione dell'Italia dal Fascismo e conquistata dagli Italiani che al regime dittatoriale si erano opposti, soprattutto con le lotte della Resistenza.

Ricordiamo l'altra data molto importante della nostra storia: subito dopo la guerra, il 2 giugno 1946, si votò contemporaneamente per decidere la forma istituzionale dello Stato e cioè se mantenere la Monarchia o passare ad un regime repubblicano ed anche per eleggere i rappresentanti del popolo che avrebbero fatto parte dell'Assemblea Costituente incaricati di redigere la nostra Costituzione dando così forma al nuovo Stato.

Ad Oppido, come votarono i nostri antenati?

Nel referendum su Monarchia o Repubblica votarono per la Monarchia 1.603 votanti e per la Repubblica appena 501.

Per l'Assemblea Costituente , la D.C. ottenne 1.028 voti e il P.C.I. 239, questi i due partiti che ottennero più voti.

Ricordiamo due eletti in Regione in questa votazione: per la D.C. il giovane Emilio Colombo, di appena 26 anni, che avrebbe poi fatto una brillante carriera politica, più volte Ministro, Presidente del Consiglio, Deputato Europeo. Per il Partito Socialista Aldo Enzo Pignatari, che aveva un'importante proprietà agricola nel nostro paese, condotta in modo molto rispettoso dei diritti dei lavoratori occupati e promotore di un acquedotto rurale utile a molti agricoltori di Piangorgo e zone limitrofe.

La Costituzione è la legge fondamentale dello Stato che fissa i principi ai quali tutte le leggi devono attenersi. Infatti noi ogni tanto sentiamo dibattere i politici se una legge sia rispettosa o in contrasto con la Costituzione e se possa essere approvata o mantenuta - se già in vigore- oppure annullata. 

Ma chi decide in definitiva la costituzionalità di una Legge? La Corte Costituzionale che è la suprema Corte, formata da Magistrati di chiara fama e affidabilità, che ha il compito principale di giudicare appunto le leggi e gli atti aventi forza di legge, al fine di verificarne la conformità ai principi e ai valori costituzionali e quindi decidere l'applicabilità o l'annullamento.

Passiamo ora a leggere e a commentare insieme gli articoli che ci siamo proposti di esaminare, iniziando dall'art. 9, visto che nel precedente incontro avevamo letto gli articoli dall'1 all'8.

Art. 9 - Questo articolo impegna la nascente Repubblica a promuovere la cultura, la ricerca scientifica e tecnica e la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico. La cultura  è  strumento di civiltà e democrazia,che lo Stato deve promuovere  in primo luogo attraverso le scuole di ogni ordine e grado, rimuovendo gli ostacoli che ne impediscono la frequenza , derivanti da situazioni economiche e sociali disagiate o da impedimenti fisici. 

L'importanza della ricerca scientifica la sperimentiamo tutti in questo tragico momento di pandemia, considerando che la scienza ha messo a disposizione dell'intera umanità , in tempi rapidissimi, un vaccino per combattere il tremendo virus covid 19.

Altrettanto importante la ricerca tecnica che impegna gli studiosi a trovare sempre nuovi strumenti utili allo sviluppo economico ed a migliorare gli stili di vita di tutti.

La seconda parte dell'articolo è finalizzata alla salvaguardia e alla tutela del patrimonio storico e artistico del quale l'Italia è particolarmente ricco e a tutelare il paesaggio , pur esso bene prezioso, non sempre purtroppo oggi adeguatamente rispettato.

Art. 10 - Più impegnativo è il commento dell'art. 10 che riguarda i rapporti internazionali e la situazione degli stranieri in Italia. Dividiamo l'articolo in tre parti. La prima parte afferma l'adattamento del diritto italiano al diritto internazionale e quindi il principio fondamentale che conferisce allo Stato la connotazione di comunità aperta, non arroccata nei suoi confini, autosufficiente e spesso in antagonismo con gli altri Stati. L'adesione convinta  dell'Italia alla Comunità Europea è l'attuazione pratica di questo principio. La seconda parte riguarda la condizione giuridica degli stranieri in Italia. La Costituzione, scritta nel 1947, non poteva prevedere il fenomeno migratorio al quale oggi assistiamo e che crea notevoli problemi politici e sociali. Afferma principi di carattere generale, quale l'estensione agli stranieri immigrati dei diritti fondamentali dell'uomo che nei paesi d'origine non sono loro riconosciuti e quindi l'obbligo della concessione del diritto d'asilo. Interessante l'ultimo comma dell'articolo che riguarda il diritto d'asilo e l'estradizione degli stranieri dal territorio dello Stato e che lascia molte perplessità nella sua applicazione. Ricordiamo il caso dei molti terroristi italiani delle Brigate Rosse che si erano macchiati di gravi delitti, omicidi compresi, e che, giudicati e condannati in Italia, riuscirono a fuggire all'estero dove ottennero protezione. Molti si rifugiarono in Francia dove beneficiarono di quella che fu chiamata la dottrina Mitterand ( allora Presidente della Repubblica) che li riconosceva perseguitati politici dalla Giustizia Italiana, rifiutando la loro consegna all'Italia. L'ultimo caso è stato quello di Cesare Battisti che solo l'anno scorso è stato consegnato, ormai vecchio e ammalato, dal Brasile alla giustizia italiana. Non conosco casi di rifugiati politici stranieri, condannati nel loro paese, per i quali sia stata richiesta l'estradizione.

Art. 11 - Anche questo articolo lo dividiamo in tre parti per una più agevole comprensione. La prima parte afferma che l'Italia ripudia la guerra . Uscita da una guerra disastrosa, non poteva non affermare con grande chiarezza e con formulazione linguistica precisa la natura precettiva e vincolante che è vietato dichiarare o partecipare a guerre offensive. Se dovesse insorgere qualsiasi controversia con altre nazioni, mai ricorrere alla guerra ma cercare la soluzione del contrasto con la diplomazia, attraverso incontri, confronti, riflessioni o ricorrere ad organi di giustizia internazionali come l'ONU. Il divieto però non riguarda la guerra difensiva che è intesa come legittima difesa. 

La seconda parte tratta della limitazione della sovranità nazionale. Per sovranità si intende che uno stato esercita in piena indipendenza l'insieme delle sue funzioni e non può essere limitata o subordinata ad altri Stati. Uno Stato però può consentire una autolimitazione della sovranità, ad esempio quando concede ad altre nazioni o organizzazione di Stati di installare sul suo territorio basi militari o far transitare eserciti o velivoli sul proprio spazio aereo, quando sia necessario assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni. In tal caso anche gli altri Stati coinvolti nella stessa missione debbono procedere alla stessa autolimitazione della propria sovranità. Un caso di autolimitazione della sovranità nazionale in Italia si ebbe nel 1955 quando, a causa del protrarsi della guerra civile nella ex-Jugoslavia con eccidi di civili - a Srebrenica furono sterminati oltre 8.000 musulmani bosniaci- la NATO intervenne militarmente e dall'Italia partivano gli aerei per questa missione.

L'ultima parte afferma che l'Italia promuove e favorisce le organizzazioni internazionali che hanno il compito di assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni, come l'ONU.

Art. 12 - Tratta della bandiera della nostra Repubblica. Quando gli uomini si costituiscono in gruppi di qualsiasi natura sentono l'esigenza di utilizzare segni di riconoscimento.  La bandiera ha sempre costituito il mezzo più semplice ed efficace per identificare un gruppo e quella di una nazione è dunque il segno distintivo di un popolo e della sua identità. La bandiera tricolore è quindi il massimo segno distintivo, con l'inno nazionale, dell'Italia repubblicana, democratica e antifascista. La nascita della nostra bandiera viene fatta risalire al 1794 a Bologna dove due studenti, sull'onda della Rivoluzione Francese, adottarono come segno distintivo una coccarda con i tre colori: bianco, rosso e verde che richiamavano i tre valori: giustizia, uguaglianza e libertà. Quel tricolore venne poi utilizzato sulla bandiera che diversi gruppi di patrioti adottarono, poi adottato dall'Italia Monarchica che vi pose al centro lo stemma sabaudo, tolto quando l'Italia divenne uno Stato repubblicano e democratico.

La relazione è stata seguita con interesse dai soci presenti, intervenuti su diversi punti trattati, animando un vivace dibattito.

                                                                                                                              G. De Felice

La Costituzione Italiana

 3° Incontro - 24/11/2021 - Prof.  Franco Scarfiello

" Lettura e commento della Costituzione Italiana - Articoli 1/8"

Prima di iniziare la lettura con relativo commento e con il contributo di tutti i soci presenti dei primi articoli della Costituzione si è ritenuto opportuno fare una breve introduzione.

  Il Prof. Scarfiello ha cercato di dimostrare che i principi fondamentali della nostra Costituzione non maturano, quasi improvvisamente, alla fine del ventennio fascista e, soprattutto, alla fine della disastrosa 2° guerra mondiale, ma vengono da lontano nel tempo. Così ha  tracciato un rapido escursus storico al riguardo, a cominciare dalla " Magna Carta" del 1215 in Inghilterra per continuare attraverso il '700 illuministico, soprattutto grazie all'opera e al pensiero di Montesquieu con il suo " Esprit des lois" ( Lo spirito delle leggi) e con lo Statuto Albertino della metà dell' 800.

I nostri Padri Costituenti non poterono non tener presenti quelle esperienze oltre che, naturalmente, le tragiche vicende del ventennio e della sciagurata 2° guerra mondiale, nell'accingersi a scrivere la nostra Costituzione.

Dopo questo breve preambolo si è passati alla lettura ed al commento dei primi 8 articoli della Costituzione, che inizia con l'enunciazione dei Principi fondamentali, cioè dei valori che la nostra Repubblica ritiene irrinunciabili e che dovranno essere rispettati da ogni altra legge: se una norma viola questi principi sarà considerata illegittima e rimossa dal novero delle leggi.

L'articolo 1 afferma che la nostra Repubblica è fondata sul  lavoro, che viene elevato al rango di diritto e che la sovranità appartiene al popolo che la esercita con libere elezioni.

Nell'articolo 2 lo Stato riconosce e garantisce i diritti dei cittadini ai quali richiede però l'adempimento dei doveri.

L'articolo 3 afferma che nello Stato non vi devono essere distinzioni fra i cittadini per diversità di razza, lingua, religione, sesso e opinioni politiche. Nella discussione i soci hanno sostenuto che non sempre lo Stato rimuove tutti gli ostacoli che impediscono o limitano il raggiungimento del godimento della piena uguaglianza tra tutti i cittadini.

L'articolo 4 ribadisce ancora meglio che il lavoro è un diritto, ma anche un dovere che tutti i cittadini devono osservare nell'interesse della collettività. I soci commentano che non è facile oggi, soprattutto per i giovani, trovare un lavoro e quindi l'articolo rimane solo una lodevole affermazione.

L'articolo 5 riconosce che la nostra Repubblica è una e indivisibile, anche se sono riconosciute e promosse le autonomie locali. Viene però osservato dai presenti che ora le Regioni ricche del Nord reclamano sempre maggiore autonomia, soprattutto economica, a scapito delle regioni meridionali che hanno minore ricchezza e minori possibilità di assicurare servizi indispensabili  ( (sanitari, scolastici, ecc,) ai cittadini.

A completamento di quanto affermato nel precedente, l'articolo 6 assicura la tutela delle minoranze linguistiche, che nella nostra Regione  è applicata ai parlanti della lingua albanese .

Molto chiaro l'articolo 7 che afferma indipendenti e sovrani lo Stato e la Chiesa Cattolica e che i rapporti tra le due istituzioni sono regolati da patti, variati poi nel corso degli anni.

Anche l'articolo 8 si occupa di Religione e tratta dei rapporti tra lo Stato e le altre Religioni diverse dalla Cattolica, alle quali riconosce pari dignità, libertà di espressione e di organizzazione . 

I soci hanno dimostrato interesse per la lettura dei suddetti articoli della Costituzione, intervenendo con commenti, richiesta di spiegazioni e di chiarimenti.

                                                                                                             G. De Felice

lunedì 7 febbraio 2022

Dante e "La Divina Commedia"



2° incontro

Prof. Rocco Basilio "Dante e La Divina Commedia"

Il Prof. Rocco Basilio, che ormai da alcuni anni apre il ciclo annuale dei nostri incontri settimanali, ha iniziato la sua conferenza ricordando per sommi capi la vita di Dante Alighieri, per poi passare alla lettura e commento del I° Canto della Divina Commedia.

VITA

Il Poeta era nato a Firenze presumibilmente nel 1275 in una famiglia di piccola nobiltà cittadina, benestante. Questo gli consentì di ricevere una raffinata educazione e di acquisire un'ottima formazione culturale.  Aveva  letto e studiato i testi della filosofia greca, dei poeti latini ( in particolare Virgilio, Lucano, Ovidio e Stazio), della Bibbia e dei teologi cristiani (Sant'Agostino e San Tommaso d'Aquino). Nel 1283 vede per la prima volta una ragazza di appena 9 anni , Beatrice Portinari e se ne innamora, divenendo la Musa ispiratrice della "Vita Nova" e figura sempre presente nella " Divina Commedia" e sua guida nella cantica del Paradiso. 
Si iscrisse alla Corporazione dei medici e degli speziali poichè, essendo nobile, non avrebbe tuto partecipare alla vita politica, che era prerogativa solo degli esercenti una professione. Partecipò quindi alla vita politica della sua città. Fu nel Consiglio del Capitano del Popolo e nel gruppo dei Savi e del Consiglio dei Cento.
La popolazione di Firenze era divisa tra Ghibellini e Guelfi che a loro volta si divisero in Guelfi Bianchi, capeggiati dai Cerchi, di cui faceva parte anche Dante, più vicini all'Imperatore e Guelfi Neri, conservatori e più vicini al Papa, capeggiati dai Donati. Nel 1300 Dante fu eletto Priore e quindi nella posizione di oppositore del Papa Bonifacio VIII.
Nell'intento di pacificare la città di Firenze, vi mandò come paciere il Cardinale Matteo d'Acquasparta la cui missione però non ebbe successo. Il Papa perseguì nel suo intento ed inviò a Firenze un nuovo paciere, Carlo di Valois, che parteggiò apertamente per i Guelfi Neri. Dante era a Roma con una delegazione di ambasciatori presso il Papa quando fu accusato di frode, concussione e baratteria ed a pagare un'ammenda di 5.000 fiorini e, al ritorno a Firenze, alla pubblica umiliazione. Egli non volle accettare questa ingiusta condanna e decise di non fare ritorno nella sua città, subendo l'ulteriore condanna al rogo se vi fosse ritornato.
Iniziò così la sua vita di esule, peregrinando tra  le corti dei signori del tempo, i Malaspina della Lunigiana, gli Scaligeri di Verona, Cangrande della Scala, Guido Novello da Polenta di Ravenna il quale lo inviò ambasciatore a Venezia. Nel viaggio di ritorno da questa missione contrasse la malaria, causa della sua morte nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 all'età di 56 anni.
Durante questo suo peregrinare tra le città italiane prese coscienza delle divisioni e delle lotte tra fazioni, delle interferenze  della Chiesa sempre più mondanizzata, dell'assenza   dell' Imperatore,  situazioni che arrecavano grave danno alle popolazioni, ben descritte nelle sue opere.

STRUTTURA DELL' INFERNO DANTESCO.

Dante immagina che la voragine dell'Inferno a forma di imbuto, sia stato causato dalla caduta di Lucifero, scacciato dal Paradiso, il quale si trova nella parte più profonda di esso.  E' formato da gironi sui quali i peccatori scontano la loro condanna, iniziando da coloro che hanno commesso colpe meno gravi e via via da quelli che si sono macchiati di colpe più gravi, fino all'ultimo maggior peccatore che aveva sfidato lo stesso Dio, Lucifero, che si trova nella parte più profonda.
Il poema ha inizio con un prologo nel quale si accenna ai temi che saranno trattati e dove non compaiono dannati.  Unici personaggi  il poeta Virgilio, che rappresenta la ragione umana, e Beatrice, che dal Paradiso incarica Virgilio di accompagnare Dante nell'Inferno e nel Purgatorio, mentre lei stessa lo accompagnerà nel Paradiso.
Il viaggio inizia la sera dll'8 aprile 1300, Venerdì Santo, anno del Giubileo indetto da Papa Bonifacio VIII per offrire ai cristiani che si fossero recati a Roma il perdono dei peccati e la possibilità di iniziare una nuova vita.
Dante, nel racconto del viaggio nell'oltretomba, si serve della tecnica narrativa dell'allegoria che consiste nell'attribuire alla parola un significato diverso da quello suo proprio.

LETTURA DEL PRIMO CANTO

 Il poeta inizia dicendo che, alla metà della sua vita, all'età di 35 anni, si ritrova in una selva oscura, fitta di alberi ( i peccati commessi) che ostacolano il cammino; si addormenta e al risveglio vede la luce del sole ( la speranza) che sta sorgendo dietro la collina che gli sta dinanzi. Inizia a salire quando all'improvviso appaiono una lonza ( che rappresenta la lussuria, l' invidia e la frode) , un leone ( la superbia, la violenza) e infine una lupa ( l'avidità, l'avarizia, la cupidigia) che gli fanno disperare di raggiungere la vetta.
 Sta per tornare indietro quando scorge un'ombra alla quale si rivolge per chiedergli aiuto ( miserere di me, dice). L'ombra si presenta: è il poeta latino Virgilio, suscitando la meraviglia e la sorpresa di Dante che si inchina e lo dichiara suo Maestro, dal quale ha appreso l'arte dello scrivere e di parlare. Virgilio ( la ragione) dice a Dante che gli conviene percorrere un'altra strada per continuare il cammino, perchè la lupa non lo lascerebbe passare per la strada intrapresa.
 Egli lo accompagnerà nell'Inferno e nel Purgatorio , altre anime beate , soprattutto Beatrice, lo accompagneranno nel Paradiso.
Così si conclude il primo Canto. 

I presenti si congratulano con il Prof. Basilio per la bella esposizione con un lungo e caloroso applauso.
                                 
                                                                                                                G. De Felice




 

domenica 11 ottobre 2020

21° Incontro - 24-06-2020 - Tutti insieme al Santuario di Belvedere.


Dopo la sospensione delle nostre attività, a partire dal 5 marzo 2020 a causa della pandemia di coronavurus, abbiamo organizzato un incontro presso il Santuario del Belvedere per ritrovarci tutti dopo circa 4 mesi per trascorrere insieme un'ora in serenità e consumare una piccola merenda.
L'ordine del giorno dell'incontro era il seguente:
- Proporre eventuali attività estive;
-Abbozzare un programma di attività per il prossimo anno;
-Ascoltare i soci che vorranno esporre riflessioni e pareri sulla vita dell'Associazione.
Ha introdotto la serata il presidente, il quale ha ricordato le attività svolte durante l'anno sociale 2019/2020, purtroppo interrotto a metà del tempo e della normale programmazione annuale.
All'inizio dell'anno è stato rinnovato il Direttivo nel quale sono entrati 4 nuovi componenti e con la presenza di 3 donne: Nuccia Corbo, riconfermata vice presidente, Rosanna Cimadomo, segretaria,  ed Anna Sannella. La presenza femminile nel Direttivo è ancora scarsa ( 3 su 9 componenti);bisognerebbe incrementarla per raggiungere una auspicabile parità di genere.
I soci iscritti sono 119, man mano triplicati nel corso degli ultimi anni. Abbiamo una base sociale differenziata che è la ricchezza dell'Associazione e che va sempre rispettata e salvaguardata. Questa ci impegna a soddisfare le diverse aspettative dei soci.

I temi trattati dai vari relatori, negli incontri tenuti dal 9 ottobre 2019 al 4 marzo 2020, sono stati diversi:
SCIENZA: con il giornalista GianRocco Guerriero e con il dr. Riccardo Scarfiello;
MEDICINA: con il Dott. Sabatino, il dott. Castelluccio e la dottoressa Novelli; RELIGIONE e RELIGIOSITA' POPOLARE: con i coniugi Anna Pawlowska e Germano Ragone; 
LETTERATURA : con il Prof. M. Calzaretta e il Preside pof. Michele Marotta;
ARTE: con i Proff.  Mimmo Potenza e Marenza Barone e la prof.ssa Caterina De Bonis;
MUSICA e FILOSOFIA: con il prof. R. Basilio ed il prof. R. Mentissi;
STORIA: con i proff. V. Guglielmucci, F.S. Lioi e G. De Bonis;
STORIA E TRADIZIONI LOCALI: con Antonio Calabrese e Mimmo Maglione. 

Da ricordare:
 il viaggio a Salerno per visitare la mostra immersiva su Van Gogh;
 la serata pre-natalizia con la maestra Caterina De Bonis e il suo piccolo coro;
la partecipazione al Meeting culturale "Mediterraneo: incontro e scontro tra Oriente e Occidente", organizzato a Genzano e la visita al centro storico con la guida del Prof. Guglielmucci.

Si passa poi a discutere i punti all'ordine del giorno:
1- Le attività estive che sono state proposte, su interventi di Angelo Palumbo e di Cecchino Lioi, sono: Cineforum su temi specifici da individuare e serate di lettura e commento di poesie, sempre che vi siano luoghi pubblici all'aperto da poter utilizzare e l'autorizzazione delle competenti autorità per evitare assembramenti.
2- Per il secondo punto si ritiene prematuro abbozzare un programma di attività per il prossimo anno, visto che al momento non si sa cosa succederà da ottobre in poi.
 Certamente non potremo utilizzare la nostra sede presso la Biblioteca Comunale, non potendo lì assicurare il distanziamento. 
Se l'Amministrazione Comunale concederà l'utilizzo di un'altra sede più idonea ( Sala consiliare o Teatro) si potranno riprendere le conferenze settimanali o quindicinali.
Il presidente ripropone di attivare, in aggiunta alle conferenze, altre attività riservate a gruppi di soci interessati a specifici argomenti, quali:
-Lezioni pratiche per l'utilizzo dei moderni sistemi di comunicazione attraverso i social, ritenendone ormai indispensabile per tutti l'utilizzo.
-Ricerca nel territorio e studio delle erbe officinali e alimentari, argomento che suscita attualmente l'interesse di molti studiosi;
- Redazione di una mappa dei vecchi tratturi e delle più importanti strade interpoderali del nostro territorio;
- Altre attività che i soci vorranno proporre.
Si ritiene che i piccoli gruppi di studio potranno sempre utilizzare la nostra sede nelle tre giornate settimanali delle quali abbiamo la disponibilità.
Intervengono diversi soci con osservazioni sugli argomenti trattati e dopo, i soci e le socie più volenterosi offrono la programmata " piccola merenda" in un clima di grande serenità e di piacere per esserci ritrovati ancora tutti insieme
                                                                                               G.D.F.

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